Menopausa e obesità

Menopausa e obesità

Lo squilibrio ormonale caratteristico della menopausa determina in genere aumento del peso corporeo, in particolar modo si tende progressivamente ad accumulare grasso, soprattutto a livello addominale, e a perdere massa magra.

Le donne in post-menopausa presentano, rispetto a quelle in pre-menopausa, un rischio ben cinque volte più elevato di avere un’obesità addominale, con tutti i problemi correlati soprattutto riguardo l’insorgenza di diabete, malattie cardiovascolari e dislipidemie

Tale fenomeno è in parte spiegabile con la riduzione del metabolismo basale di circa 60 Kcal/giorno, che avviene, appunto, in menopausa.

Qual è la cura dell’obesità?

La terapia dell’obesità e sovrappeso si basa sulla correzione di abitudini alimentari errate ed sulla ripresa di un’attività fisica compatibile con le condizioni cliniche del soggetto: in altre parole occorre instaurare un programma di riabilitazione fisica e nutrizionale.

E’ vero che per dimagrire bisogna abolire pane e pasta?

Tutte le cellule viventi consumano energia, la fonte principale di energia è ricavata dall’ adenosin-trifostafo (ATP) che deve essere continuamente rigenerato a partire dall’ossidazione di due combustibili d’elezione: carboidrati e grassi.

Nella pratica quotidiana i carboidrati rappresentano la principale fonte di energia per tutti gli animali viventi, uomo compreso. Al momento non esistono evidenze per suggerire l’uso di diete a basso contenuto di carboidrati (ovvero con una restrizione al di sotto dei 120-130 g/ die) nei pazienti con obesità. E’ molto importate però scegliere i carboidrati “giusti” ovvero gli zuccheri semplici nella dieta non dovrebbe superare il 10-12% dell’energia giornaliera, favorendo il consumo degli alimenti che ne contengono naturalmente (frutta e verdure) e limitando il consumo di saccarosio aggiunto. Al contrario bisogna preferire alimenti glucidici con basso indice glicemico.

Qual’è l’importanza delle fibre e degli alimenti a basso indice glicemico nelle diete ipocaloriche?

Numerosi studi hanno mostrato l’effetto positivo dell’assunzione delle fibre sull’appetito , la sazietà, immediata ed a distanza dal pasto, l’assunzione di cibo e la composizione corporea in individui sani.

Cosa è l’indice glicemico?

L’indice glicemico di un alimento indica la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di un quantitativo di alimento contenente 50 g di carboidrati. La velocità si esprime in percentuali, prendendo il glucosio come punto di riferimento (100%).

Questo dato è influenzato in primo luogo dalla qualità dei carboidrati (quanto più sono semplici, tanto più l’indice glicemico aumenta) e delle caratteristiche del pasto come la cottura dei cibi, la presenza di fibre e le interazioni con grassi e proteine. L’indice glicemico deve essere considerato nella scelta degli alimenti da introdurre nella dieta quotidiana. In particolare gli alimenti con basso indice glicemico sono preferibili per il mantenimento del peso dopo una dieta ipocalorica

Quanto bisogna mangiare?

La restrizione dietetica deve essere valutata in base al dispendio energetico del paziente, preferibilmente misurato (metabolismo a riposo misurato con calorimetria indiretta in condizioni standard oppure calcolato ricorrendo alle apposite formule predittive e moltiplicato per 1,3). In genere si ricorre ad una restrizione energetica compresa tra 500 e 1000 kcal rispetto al dispendio energetico giornaliero calcolato. Non è consigliato ricorrere a diete ipocaloriche con apporto giornaliero inferiore a 1300 kcal pro die.

Quante volte devo mangiare nell’arco della giornata?

Circa la distribuzione dei pasti nella giornata sembra opportuno favorire la pratica di una colazione relativamente abbondante e di una cena “leggera “ da consumare nelle prime ore della serata. La pratica degli spuntini, soprattutto di metà mattinata e pomeriggio, non ha specifiche indicazioni ma va considerata in ragione di problematiche metaboliche del paziente o di specifiche preferenze individuali.

Le diete iperproteiche funzionano?

Numerose diete iperproteiche sono state suggerite per la terapia dell’obesità con schemi che prevedono anche percentuali superiori al 50% delle calorie giornaliere. Per lo più diete iperproteiche ipolipidiche sono altresì ipocaloriche e secondo numerosi autori in ciò sta la chiave del loro successo e rapido effetto. Diete ad aumentato contenuto proteico (1.2-1.5 g/kg) sembrerebbero promuovere un maggiore e migliore dimagrimento nel breve termine ( 6 mesi) . Sono necessari studi di conferma a lungo termine.

E’ vero che l’alcol fa ingrassare?

L’alcol, per le sue caratteristiche metaboliche, poiché fornisce energia di pronta disponibilità, va sconsigliato nella fase di dimagramento, perché limita l’utilizzazione di altri nutrienti e non ha potere saziante. Potrà essere eventualmente re-introdotto nella cosiddetta “ dieta di mantenimento “ quando il paziente ha raggiunto il peso ritenuto adeguato e va consumato in dosi limitate e nel contesto dell’apporto calorico giornaliero prescritto.

Ma è così importante associare ad un corretto stile alimentare l’esercizio fisico?

L’uso dell’esercizio fisico nella terapia del sovrappeso e dell’obesità è essenziale. Il dimagrimento e il mantenimento del peso raggiunto sono strettamente legati al raggiungimento di un bilancio energetico negativo (le “spese energetiche” ottenute con l’esercizio fisico devono essere superiore alle “entrate energetiche” con l’alimentazione) tanto più esso è negativo tanto più sarà la perdita del peso.

Ma quale è il corretto esercizio fisico da fare?

La persona con sovrappeso ed obesità richiede un’attenta valutazione prima di iniziare un programma di esercizio fisico che coinvolge diverse figure professionali a seconda delle caratteristiche specifiche del soggetto (cardiologo, fisiatra, endocrinologo, medico dietologo, ortopedico etc..) Il programma individualizzato di esercizio fisico, concordato tra queste figure professionali, potrà poi essere guidato dal laureato in scienze motorie, preferibilmente con laurea magistrale in scienze adattative e riabilitative, che abbia acquisito specifiche competenze nel settore.

Ma quanto dimagrirò?

L’intervento di correzione dell’ obesità, deve porsi come obiettivo la riduzione di circa il 10 percento del peso iniziale, in un tempo ragionevole, da 4 a 6 mesi. Solo in caso di obesità grave (di III grado) la necessità della riduzione di peso iniziale risulta essere superiore a questa quota convenzionale del 10%.

L’obesità è ereditaria?

Gli studi condotti in questi ultimi anni portano ad ipotizzare una componente ereditaria e genetica dell’ obesità. Infatti, un bambino nato da genitori obesi, sviluppa un rischio 5 volte superiore di sviluppare l’ obesità da adulto. Ovviamente anche le abitudini alimentari e l’esercizio fisico giocano un ruolo determinante nell’insorgenza di questa patologia.

Ci sono dei farmaci che contribuiscono alla perdita del peso?

Nessun farmaco, ad oggi, può essere utilizzato per la cura dell’obesità, nonostante diversi studi ne abbiano dimostrato l’efficacia. Le strategie utilizzate per la perdita del peso infatti, prevedono interventi terapeutici, come la dieta e l’attività fisica, terapie comportamentali, ma non trattamenti farmacologici.

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