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Menopausa e salute mentale: quando il malessere si fa profondo

Menopausa e salute mentale: quando il malessere si fa profondo

byredazione
21 Maggio 2026
inmenopausa, Menopausa, Psicologia, Salute
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Menopausa e salute mentale: quando il malessere si fa profondo
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Cosa dice la nuova revisione scientifica internazionale, perché la perimenopausa è una fase di particolare vulnerabilità e — soprattutto — a chi rivolgersi.

Per molte donne la menopausa arriva come un cambiamento atteso, quasi prevedibile. Per altre, invece, è una stagione molto più difficile di quanto immaginassero: vampate, insonnia, ansia, sbalzi d’umore, una stanchezza che sembra non finire mai. E in alcuni casi — di cui si parla ancora troppo poco — anche pensieri molto cupi, fino al desiderio di farla finita.

Una nuova revisione scientifica pubblicata nel 2025 sulla rivista Women’s Health ha analizzato 19 studi internazionali condotti tra il 1987 e il 2025 per capire se esista davvero un legame tra menopausa e rischio di pensieri suicidari. La risposta è chiara: nell’84% degli studi è stato trovato un aumento di questi pensieri durante la transizione menopausale, con una vulnerabilità particolarmente alta nella fase chiamata perimenopausa.

Non si tratta di un destino segnato — la maggioranza delle donne attraversa la menopausa senza arrivare a questi livelli di sofferenza — ma di un dato che chiede attenzione, ascolto e risposte concrete da parte della medicina, della famiglia e della società. Ed è esattamente quello di cui vogliamo parlare in questo articolo: cosa succede, perché succede, e cosa si può fare.

Perché la menopausa può far male anche all’anima

La menopausa non è soltanto la fine del ciclo mestruale. È un cambiamento ormonale profondo che coinvolge tutto il corpo, e il cervello in particolare. Gli ormoni femminili — estrogeni e progesterone in primo luogo — non regolano soltanto la fertilità: influenzano l’umore, il sonno, la memoria, la concentrazione, persino la capacità di resistere allo stress.

Quando questi ormoni iniziano a oscillare e poi a diminuire, possono comparire sintomi che vanno ben oltre le classiche vampate. Una recente indagine ha rilevato che l’86% delle donne tra i 46 e i 60 anni dichiara di aver sofferto di disturbi della sfera psicologica durante la menopausa: calo di energia (58%), umore depresso (53%), ansia (50%), irritabilità e sbalzi d’umore (42%), sensazione di non valere nulla (33%).

Questi numeri raccontano una realtà sottovalutata: il malessere mentale in menopausa non è una debolezza personale, né un’esagerazione. È un fenomeno biologico, documentato, che ha bisogno di essere riconosciuto e trattato come tale.

La perimenopausa: la fase più delicata

Tra tutte le tappe della transizione, la perimenopausa — cioè gli anni che precedono la fine definitiva delle mestruazioni, in cui il ciclo diventa irregolare e iniziano le prime vampate — è quella in cui gli ormoni oscillano di più. E secondo la ricerca, è anche quella in cui aumenta di più il rischio di pensieri suicidari.

Uno studio europeo condotto su quasi 8.800 donne in sei Paesi ha rilevato che le donne in perimenopausa avevano un rischio fino a sette volte maggiore di provare pensieri suicidari rispetto alle donne prima della menopausa o dopo, e questo indipendentemente dalla presenza di disturbi d’ansia o depressivi. Un altro studio britannico, condotto in una clinica specializzata, ha trovato che il 16% delle donne arrivate per chiedere aiuto riferiva di aver avuto pensieri di farsi del male o di togliersi la vita nelle due settimane precedenti la visita.

Perché proprio la perimenopausa? Perché è la fase in cui gli estrogeni — che hanno un effetto protettivo sul cervello e regolano sostanze chimiche legate all’umore come la serotonina — iniziano a fluttuare in modo imprevedibile. Quando scendono bruscamente, possono lasciare il sistema nervoso più vulnerabile, esposto, fragile.

Chi è più a rischio? I fattori che pesano di più

Non tutte le donne in menopausa sviluppano una sofferenza mentale grave. Gli studi analizzati identificano alcuni fattori che, sommandosi, aumentano il rischio:

1. Menopausa precoce o insufficienza ovarica primaria

Le donne che entrano in menopausa prima dei 45 anni — e ancora di più quelle con insufficienza ovarica primaria (menopausa prima dei 40 anni) — hanno un rischio significativamente più alto di pensieri suicidari. Una grande ricerca coreana ha mostrato che queste donne hanno il doppio delle probabilità di tentare il suicidio rispetto alle coetanee non ancora in menopausa.

2. Storia di depressione o ansia

Le donne che hanno già sofferto di depressione, ansia o disturbi dell’umore in passato sono più esposte. La menopausa non crea la fragilità dal nulla, ma può farla riemergere o aggravarla in modo significativo.

3. Malattie croniche e sintomi fisici intensi

Diabete, ipertensione, obesità, insonnia cronica, dolori articolari, vampate molto frequenti: tutte condizioni che, sommandosi al cambiamento ormonale, possono pesare moltissimo sul morale. Anche l’aumento del consumo di alcol, che alcune donne usano per gestire l’insonnia o l’ansia, è un campanello d’allarme.

4. Solitudine e mancanza di sostegno

Sentirsi sole, non capite, giudicate. Avere un partner distante, figli che non si rendono conto, colleghi che minimizzano. La mancanza di supporto sociale è uno dei fattori che la ricerca indica con più forza: dove c’è una rete — un compagno presente, amiche, una comunità — il rischio scende. Dove la rete manca, sale.

5. Carico familiare elevato

Le donne che si trovano contemporaneamente in menopausa e nel ruolo di caregiver — figli adolescenti con difficoltà, genitori anziani da assistere — sono particolarmente esposte. Il sovraccarico emotivo, in una fase in cui le risorse interiori sono già messe alla prova dagli ormoni, può diventare insostenibile.

I segnali da non sottovalutare (per sé e per chi ci sta accanto)

Il primo passo per fare qualcosa è riconoscere che qualcosa non va. Ecco i segnali che meritano attenzione, in sé stesse o in una persona cara:

  • Un umore costantemente basso che dura da settimane, non un calo passeggero
  • Perdita di interesse per cose che prima davano piacere
  • Senso di vuoto, di inutilità, di essere un peso per gli altri
  • Insonnia persistente o, al contrario, bisogno continuo di dormire
  • Ritiro sociale: smettere di vedere amiche, isolarsi, non rispondere
  • Aumento del consumo di alcol o di farmaci per dormire
  • Frasi come «sarebbe meglio se non ci fossi», «non ce la faccio più», «non ha senso continuare»
  • Pensieri ricorrenti sulla morte, anche solo come idea astratta

Se questi segnali sono presenti — soprattutto se compaiono insieme — non vanno trattati come una fase passeggera. E soprattutto non vanno affrontati da sole.

Cosa fare: i passi concreti

1. Parlarne con il medico di famiglia (e chiedere il giusto invio)

Il primo passo è il medico di medicina generale. Spiegare con chiarezza che oltre ai sintomi fisici della menopausa ci sono anche sintomi psicologici importanti. Il medico può prescrivere esami, valutare il quadro ormonale e indirizzare verso uno specialista.

Le figure di riferimento sono due: il ginecologo esperto in menopausa per la parte ormonale, e lo psichiatra o lo psicologo per la parte psicologica. Idealmente, dovrebbero parlarsi: la menopausa è una condizione che richiede uno sguardo integrato.

2. Considerare la terapia ormonale sostitutiva (quando indicata)

La terapia ormonale sostitutiva (TOS) può alleviare in modo significativo i sintomi della menopausa, compresi quelli sull’umore, in molte donne. Non è una soluzione universale e ha indicazioni e controindicazioni precise, ma le linee guida internazionali la riconoscono come una delle opzioni efficaci per il malessere associato alla transizione. Va valutata sempre con uno specialista, mai in autonomia.

3. Non sottovalutare il supporto psicologico

La terapia cognitivo-comportamentale e le tecniche di mindfulness hanno mostrato buoni risultati nel ridurre i sintomi depressivi e ansiosi in menopausa. Non è solo «parlare»: è imparare a riconoscere i pensieri automatici negativi, a interromperli, a gestire l’ansia con strumenti pratici. In molti casi vengono affiancate con successo alla terapia ormonale.

4. Costruire (o ricostruire) una rete di sostegno

Le ricerche sono chiare: avere qualcuno con cui parlare, qualcuno che ascolti senza giudicare, riduce il rischio. Questo qualcuno può essere il partner, un’amica, un familiare. Ma se queste figure non ci sono o non sanno ascoltare — capita, soprattutto perché la menopausa è ancora un tema circondato da silenzio e imbarazzo — esistono gruppi di sostegno, associazioni, e i cosiddetti «Menopause Café», incontri informali dove le donne possono confrontarsi tra pari in uno spazio sicuro.

5. Affrontare lo stile di vita

Attività fisica regolare (anche solo camminare con costanza), un’alimentazione equilibrata, ridurre l’alcol, curare il sonno: non sono soluzioni risolutive, ma sono pilastri che fanno una differenza concreta. Le donne che mantengono uno stile di vita attivo riferiscono meno sintomi depressivi e meno pensieri negativi.

Se stai vivendo un momento di crisi: a chi rivolgerti subito

Se in questo momento stai pensando di farti del male o di togliertela vita — o se stai leggendo queste righe per qualcuno che ami — non sei sola, e non sei un peso. Esistono linee di ascolto gratuite e riservate, attive in Italia, dove troverai persone preparate ad ascoltarti senza giudizio.

Numeri da tenere a portata di mano in Italia:

  • Telefono Amico Italia — 02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10:00 alle 24:00. Ascolto anonimo, gratuito, riservato.
  • Samaritans Onlus — Numero verde 800 86 00 22 (gratuito da fisso) o 06 77208977 (da cellulare), tutti i giorni dalle 13:00 alle 22:00. Sostegno emotivo per chi vive momenti di crisi profonda.
  • Servizio per la Prevenzione del Suicidio (Ospedale Sant’Andrea, Roma) — 06 33775675.
  • Numero Unico Europeo di Emergenza — 112, attivo 24 ore su 24 in tutta Italia e in Europa, per situazioni di pericolo immediato.

Chiamare non è un segno di debolezza. È un atto di coraggio e di intelligenza. Spesso, parlare con qualcuno che sa ascoltare è il primo passo per ritrovare il filo.

Un messaggio per chiudere

La menopausa è una delle transizioni più importanti nella vita di una donna, eppure è ancora circondata da troppo silenzio. Si parla di vampate, si scherza sulle dimenticanze, ma raramente si dice che per alcune donne — non per tutte, ma per molte più di quante immaginiamo — questa fase può diventare un tunnel in cui la mente si fa nemica.

La buona notizia è che oggi sappiamo. Sappiamo che esiste un legame tra ormoni e umore, sappiamo che la perimenopausa è una fase di particolare vulnerabilità, sappiamo che la solitudine peggiora tutto e che il sostegno migliora tutto. E sappiamo anche che ci sono strumenti — medici, psicologici, sociali — capaci di fare una differenza reale.

Il messaggio che vogliamo che resti, leggendo queste righe, è semplice: se stai male, parlane. Con il tuo medico, con una persona di fiducia, con una linea di ascolto. Non aspettare che passi da sola. E se sei accanto a una donna che sta attraversando questa fase, non minimizzare. Ascolta. Chiedi come sta davvero. A volte basta una domanda fatta nel modo giusto per cambiare il corso di una giornata, di un mese, di una vita.

 

Fonte scientifica: Hendriks O., McIntyre J.C., Rose A.K., Sambrook L., Reisel D., Crockett C., Newson L., Saini P. (2025). “Menopause and suicide: A systematic review”. Women’s Health, Vol. 21: 1–18. DOI: 10.1177/17455057251360517. Articolo open access pubblicato sotto licenza Creative Commons CC BY.

A cura di You Donna APS — in collaborazione con You Emergency e ASSIREM nell’ambito del progetto «Sonno in Menopausa e Dintorni».

Tags: #salutementalemenopausapsicologiasalute donna

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