Combattere il dolore cronico con la scrambler therapy

Combattere il dolore cronico con la scrambler therapy

(Da un testo del prof. Riccardo Rinaldi)

Il dolore è un elemento molto importante per il corpo umano: è infatti un campanello d’allarme che il corpo invia per segnalare la presenza di un problema più serio. Il dolore – si può dire – è a tutti gli effetti un alleato dell’uomo.

Ma cosa succede quando da acuto il dolore diventa cronico? Innanzi tutto che non svolge più la sua funzione primaria: si trasforma, infatti, in malattia a sua volta. E diventa invalidante.

Quando si parla di dolore cronico o terapia del dolore la mente associa immediatamente quelle espressioni all’ambito oncologico. È lì che si manifestano le forme più croniche di dolore, ed è lì che si interviene. Ma in realtà esistono dolori cronici di vario genere. Alcuni esempi di dolore neuropatico (dovuto cioè alla lesione del nervo):

  • lombosciatalgia
  • cervicale e brachiale
  • nevralgia del trigemino
  • nevralgia posterpetica
  • neuropatia diabetica

Tutte queste patologie possono essere trattate con una terapia che non ha nulla a che vedere con quella farmacologica: un vero sollievo per pazienti che solitamente assumono grandi quantità di farmaci per far fronte ai disturbi. La scrambler therapy è infatti un sistema innovativo per la terapia del dolore cronico ed oncologico: attraverso neuroni artificiali atti a trasmettere al sistema nervoso centrale informazioni riconoscibili come “self” e “non dolore”, in maniera non invasiva e attraverso i recettori posti sulla pelle, la scrambler therapy blocca la trasmissione del dolore, senza effetti collaterali. La scomparsa del dolore è immediata e tende a permanere per un tempo sempre maggiore ad ogni trattamento. Proseguendo, gli effetti antidolorifici diventano sempre più durevoli nel tempo.

Come funziona la scrambler therapy nella pratica

  • Viene identificata la zona dalla quale si origina il dolore (dorsale, lombare o cervicale)
  • Vengono posizionati una decina di elettrodi sulla cute, in corrispondenza dello spazio spinale sovrastante il midollo osseo. È qui infatti che arrivano i segnali che partono dalla periferia (dove il dolore viene percepito) per arrivare al cervello
  • Le onde elettromagnetiche generate dagli elettrodi “disturbano” la trasmissione nervosa del dolore, creando delle interferenze che mandano un messaggio di “non dolore”
  • Le fibre nervose che registrano e trasmettono il dolore vengono silenziate da altre onde che creano “interferenza” col messaggio principale.

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