Camouflage, ovvero come ti “trucco” il dolore

Camouflage, ovvero come ti “trucco” il dolore

“Mi chiamavano mucca, ora amo la mia pelle”.

Queste sono le parole della top model Chantelle Winnie divenuta, qualche anno fa, testimonial del brand Desigual. La sua storia è diventata un esempio per tutti: perché ci sono ferite che fanno male e che il tempo non sempre riesce a curare. Lei, in parte, ci è riuscita: da vittima del bullismo a top model.

Non tutte le persone però affette da inestetismi cutanei (più o meno gravi) riescono a convivere, con sicurezza e disinvoltura, con i loro ‘deficit’ di bellezza.

Tuttavia, la crescente presa di coscienza che la parola “salute” possa indicare una condizione di benessere non solo fisico, ma anche psichico ha indotto alcuni ospedali (anche se in crescita, il numero di strutture attrezzate a tal fine rimane in Italia ancora molto basso) a offrire un supporto cosmetologico e a creare specifici reparti dedicati al recupero estetico di pazienti che hanno subìto o che soffrono di lesioni cutanee, vascolari e patologie affini. Un approccio globale al paziente che tenga conto di tutti gli aspetti fisici e mentali della malattia non può più rinunciare a una tecnica la cui finalità è quella di far sembrare e, quindi, far sentire il paziente il più normale possibile.

Il dolore ha varie sfaccettature e per questo tipo di patologie il malessere psichico è pari, se non superiore, a quello fisico. In passato spesso veniva trascurato l’aspetto psicologico di un inestetismo soprattutto per quel che concerneva l’aspetto delle capacità relazionali. Oggi, invece, le insicurezze, le timidezze, la solitudine forzata possono svanire grazie alla tecnica del ‘camouflage’.

Cos’è il camouflage e a cosa serve

Potremmo definire, quindi, il ‘camouflage’ come un trucco psicologico. Lo scopo principale della cosmesi decorativa è di simulare giovinezza e salute o in ogni caso di rendere attraente fisicamente chi la usa. Ma la cosmetica ha e può avere, anche, diversi altri scopi. I canoni di bellezza vengono impartiti dall’educazione e dall’ambiente rimanendo nella memoria inconscia, perciò si può parlare di un senso di bellezza comune. Il paziente riesce a recuperare la propria ‘bellezza’ e l’immagine estetica del sé senza vergogna e senza più nascondersi.

Il termine camouflage deriva dalla fusione della parola ‘camuffare’ e il termine francese ‘maquillage’. La tecnica di questa cosmesi correttiva viene utilizzata, sempre più spesso, in aggiunta a terapie dermatologiche specifiche per nascondere diverse tipologie d’inestetismi cutanei talvolta anche importanti.

Tra questi ricordiamo:

  • angiomi
  • couperose
  • discromie cutanee
  • acne
  • cicatrici
  • bruciature
  • cheratosi solare
  • cloasmi
  • esiti di trattamenti estetici
  • esiti di ustioni
  • lentigo
  • malattie autoimmuni
  • melasmi
  • nevi
  • tatuaggi
  • vitiligine.

I prodotti Camouflage

I primi prodotti cosmetici Camouflage furono sviluppati da chirurghi plastici durante la seconda Guerra Mondiale per coprire le cicatrici derivanti da ustioni. Oggi il campo d’applicazione è molto più vasto potendo intervenire sull’intera superficie cutanea.
Praticamente si basa sulla teoria dei colori (Circolo di Hinnen) cioè l’utilizzo di colori caldi e freddi, di colori complementari per nascondere le discromie del viso e del corpo. Tramite la ruota dei colori si sceglie, allora, quello opposto a quello della lesione; così se si tratta di una discromia in cui prevale il rosso il neutralizzatore dovrà essere verde, se tende all’arancione, bisognerà usare il blu.

I cosmetici impiegati nel camouflage sono molto coprenti poiché devono assicurare una resistenza sulla pelle di almeno 12/24 ore, essere resistenti all’acqua e contenere anche un filtro solare per proteggere soprattutto le pelli sensibili come quelle che hanno subìto bruciature. Devono essere, inoltre, ipoallergenici e non comedogeni, preferibilmente privi di profumi e conservanti.

La realizzazione di un buon camouflage si propone tre obiettivi:

  1. mascheramento dell’inestetismo,
  2. creazione di un effetto e di una sensazione naturale sulla pelle,
  3. lunga durata dell’intervento.

La storia del make-up ha origini antichissime e tutta la cosmesi che oggi abbiamo a disposizione è frutto di secoli di storia, di scoperte e tradizioni che si sono evolute nel tempo incrociandosi man mano con la scienza e, soprattutto, con la medicina. Il make-up in questo suo rinnovato uso perde un po’ l’aspetto frivolo e seducente che da sempre l’ha contraddistinto. È innegabile, infatti, che usato in questo nuovo contesto ‘medico e terapeutico’ riesca a migliorare sensibilmente e profondamente la qualità della vita di molti pazienti.

Il ‘dolore’ non viene neutralizzato, sottovalutato o messo a tacere attraverso terapie farmacologiche ma attraverso la cura del sé e del proprio corpo. Non ci sorprenderà, quindi, in futuro vedere nelle Cliniche Dermatologiche accanto alla stanza del dermatologo o del chirurgo plastico… la stanza di una truccatrice professionista!

Brunella Bassetti

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