Le tematiche affrontate durante il 37° Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME)

Di seguito, un breve riepilogo degli argomenti salienti che sono stati trattati nell’ambito del 37° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME), che si è appena concluso la scorsa domenica al Cavalieri Waldorf Astoria a Roma. Attraverso le parole del presidente SIME Emanuele Bartoletti, evince quanto l’evento sia stato esauriente, nonchè importante occasione di incontro e confronto culturale sui temi più dibattuti in Medicina Estetica.

I peeling. “Una metodologia storica sempre più utilizzata in medicina estetica. La ricerca scientifica ha realizzato una serie di prodotti molto interessanti: il vantaggio è quello di riuscire ad ottenere con i nuovi metodi gli stessi risultati che una volta si ottenevano con peeling molto più aggressivi. La minor ‘aggressività’ si basa sull’interazione di diverse sostanze: si abbassa la percentuale dei vari elementi caustici che la compongono – ovviamente – ha dichiarato il presidente della SIME, Emanuele Bartoletti – stiamo sempre parlando di soft peeling, non di interventi ‘importanti’ – però l’effetto migliora rispetto al passato. L’acido glicolico ha un’efficacia minore se utilizzato da solo anziché insieme ad altri acidi. Mantenendo sempre la sicurezza. Anche il peeling al fenolo – oggetto di una sessione al congresso – è importante perché fatto in sala operatoria, e le rughe… le cancella bene! E’ sicuramente un impegno fisico importante per il paziente, ma i risultati sono migliori di qualsiasi laser (anche ablativo). I risultati su rughe e macchie sono veramente eccezionali: senza dimenticare che essendo un poco più aggressivo può dare qualche effetto collaterale anche ‘importante’. E per questo è necessario che venga utilizzato solo da persone esperte”.

Tossina botulinica e filler. “La tossina botulinica non segue più le zone fisse di infiltrazione ma tiene conto del fatto che ogni viso ha ‘esigenze’ diverse: non esistono due pazienti che corrugano la fronte nello stesso modo – spiega il presidente Bartoletti – opinion leader internazionali si sono confrontati su ‘massimo risultato con il minimo utilizzo di materiali’, perché oggi studiando i punti delle iniezioni e le quantità di prodotti si possono ottenere grandi risultati con l’utilizzo di minor quantità di ‘materiali’. Le ultime indicazioni degli esperti estetici dicono che è meglio utilizzare meno tossina e più di frequente (anche se mai ripetere il trattamento prima dei 4 mesi) piuttosto che in grandi quantità per far durare di più il risultato con effetti però paralizzanti e risultati poco naturali. Dal congresso è partita la richiesta di una vera e propria ‘consensus conference’ per fissare delle linee guida condivise”.
Braccia, interno coscia e glutei. “Anche in questo campo – dichiara Bartoletti – sono stati presentati ottimi risultati sul miglioramento del tono cutaneo in questi distretti ottenuti con fili di biostimolazione, fili di sospensione e sostanze come l’acido polilattico o l’idrossiapatite di calcio debitamente diluite rispetto a quelle che si usano sul viso, per ottenere una produzione di collagene in grado di riportare un vero ‘ricompattamento’ cutaneo”.

Palpebre e zona perioculare. “La cute delle palpebre è molto delicata e interessa sia la chirurgia che la medicina estetica. Ovviamente in questo campo l’acido ialuronico la fa da padrone, ma oggi ci sono acidi ialuronici specificamente indicati per questa regione. L’area di più difficile trattamento è quella delle occhiaie – ha dichiarato il presidente SIME Emanuele Bartoletti – e, ad oggi, i risultati migliori a livello delle occhiaie si ottengono con infiltrazioni di cellule staminali di tessuto adiposo associate a plasma arricchito di piastrine. È cosa diversa dal lipofilling che si faceva una volta, troppo ‘grossolano’ per correggere una zona con pelle molto delicata e adesa all’osso sottostante e, qualche volta, pigmentata. Il plasma arricchito riesce addirittura a migliorare la pigmentazione cutanea, e le cellule staminali di tessuto adiposo riescono a migliorare l’ispessimento del tessuto delle occhiaie, senza rischio di effetti collaterali indesiderati. Al massimo il trattamento va ripetuto un’altra volta in tempi più brevi del previsto. Si va avanti in maniera progressiva con le nuove scoperte della medicina rigenerativa”.

Staminali in medicina estetica. “Sia il prelievo di tessuto adiposo che il suo reinnesto sono sempre meno ‘chirurgici’ – spiega il presidente Bartoletti – perché le metodologie sono studiate per essere sempre meno invasive. Oggi riusciamo a fare il riempimento delle zone identificate di una paziente in maniera talmente poco invasiva che poterebbe quasi andare a cena fuori la sera stessa! Mentre in chirurgia plastica ricostruttiva l’utilizzo delle cellule staminali è rimasto un poco ‘bloccato’ – anche perché non ancora previste dai DRG ospedalieri – in medicina estetica il loro utilizzo è molto più avanzato perché riesce a dare risultati ottimi. E s’intravede un futuro radioso all’orizzonte, soprattutto perché la vera medicina estetica è orientata al ‘mantenere’ più che al ‘modificare’”. Le complicanze della medicina estetica. “Grazie al grande sforzo informativo della stampa e alla nostro capillare aggiornamento ai medici oggi tutti hanno capito che l’utilizzo dei filler permanenti è assolutamente da evitare. Stiamo trattando – continua il presidente Bartoletti – i casi di complicanze da filler permanenti già utilizzati qualche anno fa, perché ormai di nuovi casi se ne vedono pochi.

L’ambulatorio delle complicanze strutturato all’ospedale Fatebenefratelli dell’isola Tiberina di Roma fornisce al paziente un approccio diagnostico completo: addirittura ora abbiamo un ecografista ultrastrutturale. Un poco sono i medici che di fronte ad una complicanza inviano il paziente a questo ambulatorio, un poco sono i pazienti stessi che vi si rivolgono direttamente. Ormai c’è una media di un nuovo paziente al giorno, e si cominciano a vedere complicanze da filler riassorbibili. L’unica sostanza che ha un antidoto è l’acido ialuronico – la ialuronidasi – che se iniettata in loco lo scioglie istantaneamente. E questo lo rende molto più facile da utilizzare e ‘tranquillo’. Le complicanze non sono solo noduli e granulomi, ma anche iniezione intravascolare con necrosi cutanea: e con l’acido ialuronico possiamo sempre intervenire, mentre con altri prodotti abbiamo sicuramente maggiori problemi”.

Le ultime novità. “In testa a tutto ci sono i nuovi filler – l’agarosio, importante alternativa all’acido ialuronico – e il collagene come biostimolazione, pratica che invece fino ad oggi è stata fatta solo con acido ialuronico. Questa trasformazione – conclude il presidente SIME Bartoletti – di un prodotto che si usa in chirurgia plastica per la cura delle ferite trasformato in iniettabile per la biostimolazione è una novità importante, con studi molto ben fatti: un esempio di come dovrebbero presentarsi i nuovi prodotti. La nostra società scientifica chiede sempre che le aziende facciano delle sperimentazioni cliniche importanti prima della messa in commercio dei prodotti”.